Fra il bollettino di sicurezza che correggeva la falla sfruttata da WannaCry e l’attacco passarono 59 giorni. Nel 2026 a un modello linguistico di frontiera è bastata meno di un’ora, dal deposito di una correzione nel codice di Firefox, per produrre in laboratorio il primo exploit, il codice che sfrutta una vulnerabilità.
Il nuovo studio AI4Cyber prodotto dai Cyber Studios di T-Defence parte da questa distanza e corregge una delle letture più diffuse, secondo la quale l’intelligenza artificiale avrebbe azzerato il tempo che resta per applicare gli aggiornamenti. I dati raccontano altro: per le vulnerabilità di maggior valore la finestra si era già chiusa prima del 2024.
Ciò che i modelli linguistici stanno cambiando è l’economia dell’attacco. Sviluppare un exploit richiedeva settimane di lavoro specialistico, e quel costo obbligava a scegliere: le vulnerabilità che i produttori giudicano improbabili da sfruttare restavano quasi sempre da parte.
Oggi quel costo sta scendendo, e le falle rimaste al riparo perché nessuno aveva tempo per loro rischiano di diventare superficie attiva. È il principale rischio emergente individuato dallo studio: misurato in laboratorio per alcune classi di vulnerabilità, ancora da osservare su larga scala.
Lo studio conclude che la maturità nella gestione delle vulnerabilità non si misura più solo con la rapidità delle patch, ma con la capacità di individuare le esposizioni critiche, mitigarle con controlli verificabili e contenere uno sfruttamento prima della correzione.
Se desideri approfondire ecco il link al nostro studio completo.
Inoltre, puoi registrarti alla mailing list specifica Cyber Studios by T-Defence, per ricevere aggiornamenti sulle prossime ricerche:


